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Giacomo Leopardi - Crestomazia italiana - 1827

"Pubblicata nel 1827, la Crestomazia leopardiana della prosa segna la prima apparizione in Italia di un nuovo istituto letterario: l'antologia per brani scelti intesa a fornire non più soltanto un repertorio di esempi di bello scrivere, ma una veduta d'insieme della letteratura italiana. L'avvenimento meriterebbe una certa attenzione anche se non ne fosse protagonista Giacomo Leopardi". Con queste parole Giulio Bollati introduce la prima edizione Einaudi della celebre opera del recanatese. Siamo nel 1968, e mentre i tempi furoreggiavano di ideologismi qualcuno, in silenzio, tramandava in bella e moderna veste editoriale il ricordo di pagine tra le migliori della letteratura italiana. Rivoluzionari per quei tempi, pur parendo, proprio a quei tempi, dei conservatori.

Brani scelti: GIACOMO LEOPARDI, Crestomazia Italiana – La prosa, Torino, Einaudi 1968, pp. 3-5

"Ai Lettori. Della utilità dei libri di questo genere, si è ragionato in Francia ed in altre parti più e più volte, tanto che il farne altre parole sarebbe soverchio. Già in tutte le lingue culte abbiamo di così fatti libri: ne abbiamo anche nella italiana un buon numero. Ma tutte le antologie italiane (o qualunque altro titolo abbiano) sono lontanissime da quello che io mi ho proposto che debba essere questo libro: il quale, con nome più proprio, ed usato dai Greci antichi in opere simili, intitolo crestomazia. Perocché, primieramente, io ho voluto che questo libro servisse sì ai giovani italiani studiosi dell'arte dello scrivere, e sì agli stranieri che vogliono esercitarsi nella lingua nostra. E in aiuto di questi principalmente, quando io ho trovato nelle parole che reco degli autori, qualche difficoltà nella quale ho giudicato non poter valere o non essere sufficienti i vocabolarii, ho posto appié delle pagine certe noterelle, che dichiarano brevissimamente quelle tali voci o quelle locuzioni difficili. Le quali noterelle, atteso la mia intenzione nel porle, mi saranno perdonate facilmente da quegl'Italiani ai quali, altrimenti, sarebbero potute parere inutili. Secondariamente, ho voluto che questo riuscisse come un saggio e uno specchio della letteratura italiana. Perciò sono andato scorrendo per tutti i secoli di quella; ed eccettuati solo quei moderni che sono stimati scorretti nella lingua, e quelli che ancora vivono, ho tolto da scrittori di ogni qualità, e da libri di ogni maniera; tenendomi tuttavia perlopiù, come dico nel titolo, agli autori eccellenti. E acciocché tutti quelli che leggeranno, possano sapere il tempo di ciascun autore che si vedrà nominato in questa Crestomazia, (essendo, massimamente, che la importanza di molti di questi passi dipende per non piccola parte dal tempo in cui furono scritti), ho aggiunto in fine del volume una tavola degli autori, nella quale si mostra la età di ciascuno. In terzo luogo, il proposito mio è stato che questa Crestomazia, non solo giovasse, ma dilettasse; e che dilettasse e giovasse, non solo ai giovani, ma anche agli uomini fatti; e non solo agli studiosi dell'arte dello scrivere, o della lingua, ma ad ogni sorte di lettori. Il quale intento non si poteva ottenere se non con una condizione: che nei passi che si scegliessero, la bellezza del dire non fosse scompagnata dalla importanza dei pensieri e delle cose. E questa condizione non fu difficile a quei Francesi che presero a far libri di questo genere; non fu difficile agl'Inglesi e agli altri la cui letteratura, nata o fiorita di fresco, abbonda di materie che ancora importano. Ma la letteratura italiana, nata e fiorita già è gran tempo, consiste principalmente in libri tali, che quanto allo stile, alla maniera e alla lingua, sono tenuti ed usati dai moderni per esemplari; quanto alle materie, sono divenuti di poco o di nessun conto. Quello che, in dispetto di questa grandissima difficoltà, mi sia venuto fatto per conseguimento del proposito mio, si giudichi da quelli che leggeranno. E per conchiudere, io ho voluto che questo libro dovesse poter esser letto da chicchessia con profitto e piacere, dall'un capo all'altro; e che il medesimo fosse di tal qualità, che eziandio trasportato in un'altra lingua, non avesse a perdere ogni suo pregio, e dovesse poter essere un libro buono. Le quali cose è manifesto non aver luogo in alcuna delle Antologie italiane divulgate finora. Mi restano da soggiungere tre brevi avvertenze. La prima, che io medesimo ho letto tutta intera, o perlomeno scorso accuratamente, ciascuna delle opere che sono citate in questa Crestomazia. L'altra, che degli scritti di Daniele Bartoli, dei quali si sarebbe potuto trarre un gran numero di passi bellissimi, in tanto io non ho tolto che un luogo solo, in quanto, vedendosi moltiplicare ogni giorno le Raccolte di descrizioni e di narrazioni di quell'autore, ed ogni sorte di spogli delle sue opere, io non ho voluto fare il già fatto. La terza, che se questa Crestomazia de' prosatori sarà bene accettata dal pubblico, forse si farà con gli stessi ordini e nella stessa forma, una Crestomazia de' poeti, da essere contenuta in un volume della stessa mole".