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(farmacia - erboristeria) Antidotario romano. Tradotto da latino in volgare da Ippolito
Ceccarelli romano spetiale all'insegna della vecchia. Con l'aggiunta
dell'elettione de semplici, prattica delle compositioni, et un trattato
dell'apparato della teriaca, et ragione de suoi ingredienti. In Roma,
appresso Bartolomeo Zannetti, 1612.
Cm. 20, pp. (24) 224. Testo latino
intercalato dalla traduzione in volgare. Vignetta al frontespizio, bei
capilettera e alcuni finalini xil. Leg. novecentesca in mezza perg. con titoli
in oro su tass. al dorso. Tracce di polvere al frontespizio, abile restauro
limitato a pochi cm. di margine bianco nelle prime e ultime cc., macchiette
sparse, anche d'inchiostro, qualche sporadico alone, peraltro nel complesso
buon esemplare. Celebre farmacopea
cinquecentesca, finanziata ed edita dal Collegio dei Medici di Roma allo scopo
di mettere ordine nella straordinaria varietà di rimedi dilaganti nel
Cinquecento. Sorprendente risulta essere la meticolosità nella descrizione
delle ricette, che giungono a riportare fino a sessanta ingredienti per la
composizione di pillole o infusi, utili per ogni tipo di patologia o funzione
fisiologica alterata. Raro e ricercato. Prima
traduzione italiana a cura di Ippolito Ceccarelli, speziale attivo a Roma.
Cfr. Piantanida, 2051; Choix, 9817; Iccu. (Non disponibile)
 
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