Antonio Mezzabarba - Le rime - Venezia, per Francesco Marcolini, 1536 (rarissima prima edizione)
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Antonio Mezzabarba - Le rime - Venezia, per Francesco Marcolini, 1536 (rarissima prima edizione)

MEZZABARBA ANTONIO.  Le rime. Al colophon: in Vinegia, per Francesco Marcolini da Forl, in la contrada di Santo Apostolo, ne le case de i frati di Crosachieri, 1536.

Cm. 18,5, cc. 52. Bella legatura novecentesca in pieno marocchino rosso; dorso a 5 nervi con titoli in oro dorso. Piatti inquadrati da doppio filetto impresso a secco. Piccole macchiette e tracce di polvere al margine del frontespizio, qualche sporadica macchietta/fioritura, peraltro esemplare nel complesso ben conservato. Antonio Mezzabarba (1485/90 - dopo il 1564), nativo di Venezia ma di origini lombarde, si laureò in legge a Perugia, e visse sempre del suo lavoro di giurista, senza mai raggiungere l'agiatezza. A Perugia divenne amico di Pietro Aretino, e tornato a Venezia, fu da lui introdotto nel circolo letterario di Pietro Bembo. L'Aretino lo ricorda nella commedia Il Marescalco: «il buon Antonio Mezzabarba, le cui leggi hanno fatto gran torto a le muse», e in un'epistola del settembre 1548 scrive: «So che ogni vostro essercitarvi più in le leggi che ne le poesie è causato da quella povertà che noi consuma nel modo che altri conforta la ricchezza». Quando nel 1534 Aretino divenne collaboratore stabile dello stampatore Marcolini, anche il Mezzabarba fu attirato nel mondo dell'editoria. Conobbe e frequentò il circolo di letterati trasgressivi sorto intorno all'editore, avvicinandosi a un modo di fare poesia opposto a quello algido ed elevato fino ad allora frequentato. Il Marcolini pubblicò quindi senza il suo (pieno) consenso queste rime, che contengono per lo più versi giovanili pieni di freschezza e sensualità. Tre figure femminili dominano la produzione poetica del Mezzabarba: la Morula, destinataria dei suoi versi giovanili, tipica donna petrarchesca, ritrosa e crudele, cantata sotto il senhal del Moro (cioè del gelso); Laura, una passione di passaggio schiacciata in ultimo dal ricordo della Morula; e infine Lietta, in cui trova sbocco un amore passionale e ricambiato, carico di sensualità, come nella canzone "Quel che mi avenne Amor vol pur ch'io dica", in cui il poeta si spinge fino a toccare «il delicato et saldo fianco / e il petto giovenile, / che duo sodetti pomi spingea fuori». Le ultime notizie sul Mezzabarba risalgono al 1564 quando viene nominato negli atti di una causa da lui curata come arbitro;si ignorano data e luogo della sua morte (cfr. la voce. M. curtata da Dante Pattini in Dizionario Biografico degli Italiani, volume 74). Rarissima prima edizione di quest'opera, terza (o quarta) fatica editoriale di Francesco Marcolini, già in grado di dimostrare prova delle sue qualità di tipografo-editore curando e pubblicando, con il suo primo elegantissimo carattere ‘Silvio corsivo', un testo letterario inedito e significativo. Come ben notava il bibliografo Casali (Annali di Francesco Marcolini, 1861) "in generale le edizioni marcoliniane sono molto rare ed avvidamente ricercate dagli amatori di belle arti e dagli incettatori di capricci bibliografici, sia per le nobili zilografie che le ornano e per le opere di architettura con esse prodotte, sia per gli scritti fantastici e licenziosi che contengono; siccome quelli del Mezzabarba, dell'Aretino, del Tansillo, del Doni, e di qualche altro ghiribizzoso scrittore". Nella breve lettera prefatoria il Marcolini dà conto dei motivi e dei criteri dell'edizione di queste rime che dice di avere condotto "contra il volere" dell'autore "perché più che poteva, come ognun sa, le andava nascondendo". Cfr. Iccu, Casali, Annali di Francesco Marcolini, 1861, n, 11: "raro"; Brunet, III, 1695.

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