Pietro Bembo - Della historia vinitiana libri XII - Venezia, Scotto 1552 (prima edizione in volgare)
Della historia vinitiana volgarmente scritta. Libri XII. In Vinegia, 1552 (al colophon: In Vinegia, appresso Gualtero Scotto, 1552).
Cm. 21, cc. (14) 179 (1). Bel marchio tipografico a frontespizio e colophon, bellissimi capilettera xilografici. Ottima legatura di metà Ottocento in piena pergamena rigida con titolo manoscritto lungo il dorso. Interessante ex-libris manoscritto calligrafico di Adelaide e Clotilde Capece Minutolo datato 1850: queste due sorelle, della famiglia dei Principi di Canosa di Napoli e discendenti di antiche famiglie italiane e spagnole, avevano deciso di convivere e di non sposarsi. Pauline Craven, amica di famiglia, evocò la memoria di Adelaide Capece Minutolo nella sua opera “Récit d'une soeur: souvenirs de famille” (Paris, Didier, 1869). Questa provenienza fa risalire la legatura alla metà del XIX secolo. Annotazioni di mano antica al margine delle ultime due carte. Qualche sporadico e trascurabile punto di arrossatura. Piccolo difetto di stampa di pochi mm. (dovuto a una preesistente piega della carta) a c. 162 e minimo lavoro di tarlo limitato al margine superiore bianco degli ultimi fogli. Esemplare nel complesso fresco e ben conservato. Ricercata prima edizione in lingua italiana tradotta dallo storico e letterato veneziano Pietro Bembo (1470-1547), stampata un anno dopo l'originale in latino, dato alle stampe dai figli di Aldo Manuzio nel 1551. Bembo sentì la necessità di scrivere una storia moderna dei fatti veneziani dal 1487 al 1513, proseguendo l'opera di Sabellico, data la sua carica di bibliotecario della libreria Nicena (l'odierna Marciana). Nel resoconto fu spesso critico ed espresse opinioni personali non sempre lusinghiere su personaggi e famiglie veneziane, come i Grimani, accusati di essersi arricchiti a spese della Repubblica. Alcuni capitoli furono cassati dal Senato della Repubblica in fase di ottenimento dell'Imprimatur. Così Gamba, 130: "Lo stampatore dedica questa edizione ad Isabella Quirina con lettera da cui s'impara che il Bembo stesso volgarizzò questa sua storia per consiglio di quella illustre donna, la quale col Bembo e col Casa era legata in grande amicizia. La Vita dell'autore, diretta ad un anonimo, si attribuisce da alcuno alla penna del Casa stesso". Cfr. anche Iccu; Adams, I, 110; Cicogna, 570; Brunet, I, 767; Graesse, I, 333; Lozzi, 5906.
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