Dante Alighieri - La divina commedia - Firenze 1817 (4 volumi in folio massimo - 125 belle tavole)

ALIGHIERI DANTE.  La divina commedia di Dante Alighieri. Con tavole in rame. Firenze, nella Tipografia all'Insegna dell'Ancora, 1817-1819.

Quattro imponenti volumi di cm. 49 (in folio massimo), pp. 208; 210; 206; xi (1), 251 (1). Con 125 bellissime tavole f.t. incise in rame (44 per l'Inferno, 40 per il Purgatorio inventate e in gran parte intagliate da Luigi Adamolli, 41 per il Paradiso inventate e disegnate da Francesco Nenci, incise da Giovanni Massetti, Giovanni Lapi, Innocenzo Migliavacca, Lasinio figlio e V. Benucci). Frontespizi con ritratto di Dante. Il quarto volume dell'opera contiene la vita di Dante scritta da Leonardo Aretino e Annotazioni alle tre Cantiche tratte da Codici diversi tradotte dall'Abate Renzi. Bella legatura strettamente coeva in mezza pelle con titoli, filetti ed eleganti fregi in oro al dorso, piatti con punte in pelle rivestiti in carta del tempo policroma. Minimi segni del tempo alle legature con piccole e fisiologiche mancanze di carta decorata ai piatti; fioriture sparse, più marcate su alcune pagine per il tipo di carta utilizzato (carta velina cilindrata). Esemplare a margini intonsi, complessivamente ben conservato. Gli editori di questa importante Divina Commedia (A. Renzi, G. Marini e G. Muzzi) vollero erigere un monumento tipografico al loro grande compatriota e non lesinarono spese per quanto concerne la scelta del formato, della carta, degli eleganti caratteri, e dell'imponente apparato iconografico. Di questo consapevole disegno danno conto nella dedica dell'opera a Antonio Canova perché "il moderno Omero dovevasi al Fidia moderno". L'impresa richiese due anni di lavoro per la sola fase della stampa che si protrasse dal 1817 al 1819. Il risultato fu una "magnifica edizione" come la definiscono il Gamba e il Mambelli, stampata in un ridotto numero di esemplari ed esemplata sul testo degli accademici della Crusca. Arricchita di 125 tavole fuori testo in gran parte intagliate da Luigi Adamolli, è da sempre tenuta in gran pregio per la "bellezza e splendidezza del lavoro tipografico e per la eccellenza dei disegni che contiene" (così il Colomb De Batines). È anche molto apprezzata dal Gamba che nella sua Serie dei testi di lingua ne scrive: "Non la lezione del testo, non la scelta delle annotazioni, ma renderanno sempre cara e gradita questa magnifica edizione quei taciti commentatori, che colla punta del bulino valsero a presentarci i reconditi pensieri del gran poeta. Luigi Adamolli inventò, e in gran parte intagliò le tavole delle Cantiche dell'Inferno e del Purgatorio, e Francesco Nenci inventò e disegnò tutte quelle del Paradiso. Se nelle prime dispiacque ai conoscitori di trovare talvolta trascurato il lavoro sì nell'invenzione, che nella esecuzione, nelle seconde del Nenci, che riguardano una parte del Purgatorio e tutto il Paradiso, si ammirarono da pittore valente spiegate e rappresentate le più belle immagini del Poeta”. Luigi Adamolli (Milano 1764 - Firenze 1849) fu allievo dell'Accademia di Brera e studioso di antichità classiche a Roma, dove si era recato diciottenne, si acquistò fama come affreschista di temi storici, religiosi e profani. Chiamato a Firenze nel 1789 per la decorazione del teatro della Pergola, ebbe gran numero di richieste di lavoro da tutta la Toscana, così finì per stabilirsi in pianta stabile a Firenze. Le sue tavole a illustrazione della Divina Commedia, sono forse memori qua e là del Flaxman, ma di un gusto illustrativo meno ispirato. Francesco Nenci (Anghiari 1782 - Siena, 1850) si formò a Città di Castello e poi all'Accademia di Belle Arti di Firenze; nel 1812/1813 vinse un soggiorno di studio a Roma, dove frequentò artisti di diverse correnti, dal purismo a neoclassicismo, e tra questi il Thorwaldsen. Tra le sue commissioni più importanti vi furono gli affreschi in Palazzo Pitti, dove decorò assieme ad altri artisti la sala di Ulisse; lavorò anche alla Villa di Poggio Imperiale, e dipinse pale d'altare. Prima e unica edizione stampata in un ridotto numero di esemplari, divenuta nel tempo piuttosto rara e ricercata. Cfr. Iccu; Mambelli, 113; Gamba, 402.