Rarità bibliografica di storia calabrese: Marafioti - Croniche e antichità di Calabria - Padova 1601

MARAFIOTI GIROLAMO.  Croniche et antichità di Calabria. Conforme all'ordine de' testi greco, & latino, raccolte da' piu famosi scrittori antichi, & moderni, ove regolarmente sono poste le città, castelli, ville, monti, fiumi, fonti, & altri luoghi degni di sapersi di quella provincia. Et si dichiarano i luoghi delle miniere, tesori, e natività delle piante per l'autorità di Timeo, Liconio e Plinio et anco di Gabriello Barrio francicano. Opera non meno degna, che fruttuosa, et utile ad ogni elevato ingegno. In Padova, ad instanza de gl'Uniti (appresso Lorenzo Pasquati), 1601.

Cm. 20,5, cc. 312 (14). Bellissima legatura coeva in piena pergamena con titoli in oro su tassello in pelle al dorso; tagli colorati. Trascurabili e sporadiche arrosature; qualche macchietta marginale. Esemplare fresco e ben conservato. Girolamo Marafioti (Polistena, 1567 - 1630?), umanista calabrese, fu storico di chiara fama nell'ambito della storiografia meridionalista. Le notizie biografiche su di lui sono molto scarse e desunte per lo più dalle sue opere o dalle cronache ottocentesche del suo paese natale. Sacerdote appartenente all'Ordine dei Frati Minori, Marafioti si prefisse il compito di continuare, però in lingua volgare e non in latino, la storia della Calabria di Gabriele Barrio. La prima edizione di quell'opera, infatti, si era rivelata talmente piena di errori e lacune che lo stesso Barrio aveva tentato di emendarla in vista di una seconda edizione, ma ne era stato impedito dalla morte, avvenuta attorno al 1577. Le Croniche et antichità di Calabria, suddivise in cinque libri, furono edite per prima volta a Napoli nel 1595, mentre questa seconda edizione, accresciuta e corretta dell'Autore, vide la luce a Padova nel 1601. Rarissima seconda edizione, definitiva e in parte originale (pressoché irreperibile nel mercato antiquario), di questa insostituibile fonte di storia calabrese alcune volte riprodotta in edizione anastatica proprio a causa della sua grande rarità. Cfr. Iccu; Mandalari, p. 13; Lozzi, 1005; Platner, 78/69; Fossati Bellani, 4011.