Carceri, pene e tortura: Scanaroli - De visitatione carceratorum libri tres - 1655 (prima edizione)

SCANAROLUS IOANNES BAPTISTA.  De visitatione carceratorum libri tres, quibus omnia ad visitationem, patrocinium et liberationem carceratorum spectantia explanantur. Romae, typis Reverendae Camerae Apostolicae, 1655.

Pp. (16) 588 (140). Unito a: Appendix ad tres superiores libros De visitatione carceratorum divisa in quatuor §§. Primus pontificias sanctiones: secundus taxas, et ordinationes circa carceres, et carceratos: tertius quamplura diversa iura: quartus vero non nullas decisiones Romanae Rotae ad materiam carceratorum spectantes alibi non impressas. Stessi dati tipografici. Pp. (4) 122 (14). Due parti in un volume di cm. 33. Stemma dell'Arciconfraternita della pietà dei carcerati al frontespizio in xilografia e magnifica tavola xilografica a piena pagina n.t. raffigurante una modalità di tortura (p. 42 dell'appendix). Bellissima legatura coeva in piena perg. rigida; dorso a 5 nervi con tit. ms. Strappetto senza mancanza di carta a p. 135, naturali arrossature/bruniture limitate ad alcune carte, sporadiche e trascurabili macchiette. Esemplare ben conservato. Rarissima prima edizione di quest'importante opera di Giovanni Battista Scanaroli (1579-1664), vescovo di Sidone. L'oggetto del trattato si rivela, anche alla luce del contesto storico, di straordinario interesse. La carcerazione, nell'ottica particolare della sfere dei diritti riconosciuti, si traduce in un tema che necessariamente sconfina in quelli più ampi della garanzia processuale, della dignità del carcerato, visto come soggetto giuridico con una sfera di diritti accanto a quella dei rigidi doveri. La dottrina esposta non trova compimento nella sola disciplina delle visite ai carcerati ed al loro patrocinio in ambito processuale, ma indaga sopra le modalità di cattura, sulla possibilità che questa avvenga per rappresaglia, sul ricorso alla tortura e ancora più in generale sulle tipologie di pene. L'enorme mole di fattispecie affrontate dall'autore ed una lettura condotta tralasciando l'apparato di indici, ci fornisce la possibilità di comprendere la ratio della riflessione del vescovo modenese. Questa, in definitiva, non rappresenta un'istanza pre-illuministica, ma fornisce al potere ecclesiastico una struttura di garanzie formali che in realtà, anche alla luce dello spessore dottrinale dell'A., non può discostarsi dal pensiero dominante nell'ambito della letteratura giuscanonistica seicentesca. Raro. Cfr. Graesse, VI, 1, 290; Sapori, 2737. Non in Piantanida.