La celebre Bassvilliana: Vincenzo Monti - In morte di Ugo Bassville - Roma 1793 (prima edizione)

(MONTI VINCENZO).  In morte di Ugo Bass-Ville seguita in Roma il di xiv gennaro MDCCXCIII. Cantica. S.l.n. (Roma, presso Luigi Perego Salvioni), 1793 [le note tipografiche sono indicate al piede di pagina xxxvi della seconda parte].

Cm. 20,5, pp. 74; lxxix (1). Bella legatura del tempo in mezza pergamena muta con bella carta decorata con motivi floreali ai piatti. Ampie punte in pergamena e tagli spruzzati. Esemplare completo degli occhietti (fuori numerazione) del canto terzo e del canto quarto, spesso mancanti. Sottile e quasi impercettibile rinfrorzo al margine inferiore bianco dell'ultima carta, sporadiche/trascurabili fioriture. Esemplare ottimamente conservato. Rara prima edizione (da non confondere con la seconda del medesimo anno pressoché identica con minime varianti) di questa celebre opera antirivoluzionaria di Vincenzo Monti (1754-1828) dedicata alla morte di Ugo Bassville. Ugo Bassville si recò a Roma con l'incarico di negoziare la riapertura delle relazioni diplomatiche fra la corte pontificia e il governo rivoluzionario di Parigi, ma durante il tragitto fu assalito dal popolo romano e ferito mortalmente a sassate. Monti decise di scrivere quest'opera per giustificare in qualche modo l'accaduto: immagina che l'anima del morto condanni gli orrori della Rivoluzione Francese. La Bassvilliana fu definita dal Carducci "poema vero, sentito, storico", e il suo autore - per lo stile costruttivo imitato da Dante - fu dai contemporanei chiamato "Dante redivivo" e "Dante ingentilito", e salutato dallo stesso Manzoni come erede del "cuore di Dante". L'opera fu pubblicata per la prima volta totalmente anonima nel 1793 a fascicoli che uscirono in periodi differenti. La stampa del poemetto ebbe un percorso molto travagliato, in quanto esso fu scritto da Vincenzo Monti di getto a causa del grande interesse che la tragica vicenda del Bassville aveva generato nel pubblico. Dapprima furono pubblicati i canti primo e secondo (le prime 32 pagine). Fu poi la volta del canto terzo sul cui occhietto è annunciato “Canto Terzo. Gli altri si daranno in appresso", e questo occupa una carta non numerata, e le pagine da 33 a 52. Poi fu pubblicato il canto quarto (pagine 53 - 74) con l'indicazione all'occhietto: "Canto quarto. Gli altri si daranno in appresso. Le Note a parte". Seguì appunto la pubblicazione delle note (con numerazione romana) che si interruppe tralasciando di completare le note del canto terzo e del canto quarto (l'ultima pagina delle note a p. lxxx termina con una frase incompleta e con il rimando “questi”, ma l'opera è editorialmente completa e lo scritto completo verrà pubblicato solamente nel 1821). Oggi si sa che i primi due canti furono pubblicati a a maggio, il terzo a giugno, e il quarto nel mese di agosto 1793. Al verso dell'occhietto del canto terzo si legge un pentimento dell'Autore che propone la soppressione di due terzine secondo del canto e la loro sostituzione on una terzina; questo per correggere un erroneo riferimento astronomico. Sempre nel 1793 Il Monti curò una seconda edizione del poemetto (Roma, Perego Salvioni) che riproduce pari pari la prima, ma sostituisce la terzina al canto secondo e aggiunge ulteriori note. Cfr. Bustico, 166 (esemplare privo delle note); Parenti, Prime edizioni, p. 353; Gamba, 2619; Biancardi-Francese, Prime edizioni italiane, p. 315.