Il conte Libri Carucci biblioladro ottocentesco

Il conte Libri Carucci biblioladro ottocentesco

Alcune note biografiche relative a uno tra i più famosi voleurs des livres della storia. I recenti eventi che hanno investito la Biblioteca dei Girolamini di Napoli evidenziano inquietanti analogie tra i due episodi.

Brani scelti: ALBERTO MANGUEL, Una storia della lettura, Milano, Mondadori 1999, pp. 248-250.

Guglielmo Bruto Icilio Timoleone, conte Libri-Carucci della Sommaia, rampollo di nobile famiglia toscana, era nato a Florentia nel 1803. Si mise a studiare legge e matematica; in quest’ultima materia si illustrò al punto che appena ventenne si vide offrire la cattedra di matematica all’Università di Pisa. Nel 1830, sembra perché minacciato dai carbonari, lasciò la Toscana per Parigi e poco dopo ebbe la cittadinanza francese. Semplificato il suo sonante appellativo in conte Libri, fu ben accolto dagli accademici francesi, eletto membro dell’Institut de France, nominato professore di scienze all’Università di Parigi ed insignito della Legion d’Onore per i suoi meriti culturali. Ma Libri – nomen omen – non si interessava solo alle scienze; la sua vera passione era la bibliofilia, e attorno al 1840 aveva già ammassato una bella collezione e commerciava in manoscritti e rari volumi a stampa. Per due volte aveva tentato di ottenenre un incarico alla Biblioteca Reale, senza riuscirci. Poi, nel 1841 fu nominato segretario di una commissione che doveva sovraintendere alla compilazione di “un catalogo generale dettagliato di tutti i manoscritti, in lingue sia antiche sia moderne, esistenti attualmente in tutte le biblioteche pubbliche dipartimentali”. Così Sir Frederic Madden, responsabile della Sezione Manoscritti del British Museum, descrive il suo primo incontro con Libri, avvenuto il 6 Maggio 1846 a Parigi: "Quanto all’aspetto esteriore, sembrava che non avesse mai usato acqua e sapone, e nemmeno una spazzola. La stanza in cui fummo introdotti non misurava più di sedici piedi ma era stracolma di manoscritti disposti su scaffali alti fino al soffitto […]. Il signor Libri è un uomo corpulento, dai lineamenti marcati e simpatici".

Ciò che Sir Frederic non sapeva ancora, era che il conte Libri era uno dei più grandi ladri di volumi di tutti i tempi. Secondo Tallemant des Réaux, grande spacciatore di pettegolezzi vissuto nel seicento, rubare libri non è un delitto, a meno che il maltolto non venga poi venduto. Certamente Libri fu indotto al furto dal piacere del possesso di un raro volume, di sfogliare pagine che nessun altro avrebbe potuto aprire. Ma non sapremo mai se fosse stato tentato improvvisamente, colto bibliofilo qual era, dalla vista di quegli stupendi esemplari, o se già macchinava di impadronirsene quando assunse il suo incarico. Comunque, armato delle sue credenziali, avvolto in un ampio mantello sotto il quale nascondeva la refurtiva, Lirbi penetrò nelle principali biblioteche di Francia, dove mise a frutto la sua inarrivabile esperienza per scegliere i pezzi migliori. A Carpentras, Digione, Grenoble, Lione, Montpellier, Orléans, Poitiers e Tours, non solo sottrasse volumi interi, ma tagliò via anche pagine singole, che poi esibì e talvolta vendette. Solo ad Auxerre non poté portare a buon fine il colpo. L’ossequioso bibliotecario, desideroso di compiacere il distinto funzionario che gli aveva presentato documenti intestati Monsieur le Secrétaire e Monsieur l’Inspecteur Général, autorizzò volentieri Libri a lavorare nella biblioteca nottetempo, ma gli rimase indefettibilmente accanto […].

La prima accusa contro Libri risale al 1846; ma fu ignorata ed egli continuò a saccheggiare biblioteche. Cominciò anche a organizzare importanti aste di alcuni dei libri rubati, per le quali preparava eccellenti e dettagliati cataloghi. Ma come mai un bibliofilo così accanito vendeva i libri che si era procurato con tanto rischio? Forse, come Proust, pensava che «il desiderio rende ogni cosa più attraente, il possesso la svilisce». Forse preferiva tenere solo i più preziosi, che aveva selezionato come le perle del suo scrigno. Forse li vendeva semplicemente per brama di danaro; ma questa è per noi l’ipotesi meno interessante. Comunque, alla fine la vendita all’asta di libri rubati non poteva passare inosservata. Le accuse cominciarono a diventare troppe, e un anno dopo il procuratore del Re aprì discretamente un’inchiesta, che però fu bloccata dal Presidente del Consiglio dei Ministri Guizot, amico di Libri e suo testimone di nozze. È molto probabile che lo scandalo sarebbe stato soffocato se non fosse scoppiata la rivoluzione del 1848, che abbatté la monarchia di Luglio e proclamò la Seconda Repubblica. Caduto Guizot, cadde anche Libri; ma fu avvertito in tempo, e riuscì a fuggire in Inghilterra non solo con la moglie ma anche con 18 casse di libri valutate 25.000 franchi. A quei tempi un manovale guadagnava circa 4 franchi al giorno.

Una schiera di politici, artisti e scrittori scese in campo in difesa di Libri; invano. Alcuni avevano approfittato dei suoi furti come acquirenti, e non volevano essere coinvolti nello scandalo […].