Ennio Flaiano - I tre modi di leggere un libro

Il titolo redazionale, cio mio. Insulso, ma rende l'idea: quel che si direbbe un titolo didascalico. Non a effetto: l'effetto lo lascio volentieri tutto alla lettura del brano.Lui una delle menti pi disincantate e lucide, ciniche e malinconiche, acute e ironiche del Novecento: ma dalle sue parole emerge sempre la seduzione dell'arte, della letteratura per le intelligenze della mente e del cuore.

Questo testo - un suo elzeviro per il Corriere - la "scalata", dettata dal libro stesso al lettore, verso la vetta dei libri eterni: quelli che quando li scopri ti chiedi come hai fatto a sopravvivere fino a quel momento senza averli conosciuti e che riprenderai in mano per tutta la vita, perch saranno sempre l, al tuo fianco, a farti compagnia. E sono pochissimi.Beppe Cantele

"La disattenzione il modo pi diffuso di leggere un libro, ma la maggior parte dei libri oggi non sono soltanto letti ma scritti con disattenzione. Oppure con un'attenzione che fa parte dell'intesa autore-lettore. Si legge come si fuma, per tenere occupate le mani e gli occhi. Libri gi cominciano a trovarsi abbandonati sui sedili dei treni. Sono stati letti per abitudine, per noia, per orrore del vuoto e di se stessi. Tra i vizi, la lettura, come diceva Valry Larbaud, il vizio impunito, ma in certi casi smettere di leggere come di fumare pu evitare gravi conseguenze.

Si pu anche leggere un libro per sospetto e invidia. In questo caso il libro troppo attraente, si pensa che avremmo potuto scriverlo addirittura noi e guadagnare fama e denaro. Bisognava soltanto pensarci. Si tratta di libri che ottengono grande successo, i meglio-venduti. Di solito centrano un falso problema, una situazione di moda, un punto di interesse e di attualit. Si fanno leggere, ansiosamente, con rabbia, e infine per poter continuare a dubitarne, ma anche per tentare di scoprire il segreto della loro gradevolezza. Dopo un paio d'anni, molti di questi libri, quando uno se li ritrova negli scaffali, ha voglia di buttarli via. Il fatto che sono diventati brutti anche esteriormente, non hanno saputo invecchiare bene. Anzi, sono la prova che la bellezza di un libro come oggetto non pu prescindere dal suo contenuto. Non c' infatti sopruso maggiore di un libro stupido rilegato lussuosamente.

Il terzo modo di leggere un libro il pi semplice, ma proprio dei grandi lettori. Si acquista con l'et, l'esperienza, oppure un dono che si scopre in se stessi, da ragazzi, con la rivelazione delle prime letture. Si tratta di non abbandonare mai quel libro, di lasciarlo e riprenderlo, di andarci a letto. Ma poich questo modo suggerito soltanto dai grandi autori, col tempo si resta circondati soltanto da ottimi libri. E si diventa perfidi, si arriva a capire un libro nuovo ad apertura di pagina, a liberarsene subito. E se invece il libro convince, a lasciarlo per qualche tempo sempre a portata di mano, sul tavolo o sul comodino, poich la sua sola vista procura un vero piacere, n si teme di finirlo presto: lo scopo di questi libri infatti di essere riletti, di farsi riprendere quando tutto va male, quando ci sembra che la verit possa esserci confermata non da quello che succede intorno a noi, ma da quello che nelle pagine di un libro.

Tutti i grandi libri sono stati letti e continuano ad essere letti cos. pi esatto dire che non si tratta di leggerli, ma di abitarli, di sentirseli addosso. Facendone il conto, ognuno trova che i suoi si riducono ad un centinaio, largheggiando. E molti di essi hanno aspettato anni e anni prima di essere ripresi, in un giorno di particolare disgusto esistenziale. Ma la loro forza."

Corriere della Sera, 27 gennaio 1972, ora in La solitudine del satiro, Milano, Adelphi, 1996 (7 ed.: gennaio 2011), pp. 353-355.