Marcel Proust - Con i libri niente convenevoli, passiamo la serata con questi amici perché lo desideriamo davvero

Marcel Proust - Con i libri niente convenevoli

Brani scelti: MARCEL PROUST, Sur la lecture,  (in Renaissance latine, 15 Giugno 1905, ora in Il piacere della lettura, Milano, Il Saggiatore 2002, con la traduzione di Cesare Salmaggi).

Senza dubbio l'amicizia, l'amicizia per gli individui, è cosa frivola, e la lettura è un'amicizia. Ma almeno è un'amicizia sincera, e il fatto che si rivolga a un morto, a un assente, le conferisce qualcosa di disinteressato, quasi di toccante. È, per giunta, un'amicizia esente da tutto ciò che fa la bruttezza delle altre. Dato che altro non siamo, noi vivi, che morti non ancora entrati in servizio, tutte quelle cortesie, quei convenevoli da anticamera che chiamiamo deferenza, gratitudine, devozione, cui per giunta mescoliamo tante menzogne, sono cose sterili e faticose. Per giunta, fin dagli inizi di un rapporto di simpatia, di ammirazione, di riconoscenza, le prime parole che pronunciamo, le prime lettere che scriviamo tessono attorno a noi i primi fili di una tela di abitudini, di un vero e proprio modo di essere di cui non potremo più sbarazzarci nelle amicizie successive; senza contare che nel frattempo le parole eccessive che abbiamo pronunciato restano come cambiali che dovremo pagare, o che pagheremo ancora più salate durante l'intera esistenza, per il rimorso di averle lasciate andare in protesto. Nella lettura, invece, l'amicizia è a un tratto ricondotta alla purezza originaria. Con i libri, niente convenevoli. Passiamo la serata con questi amici, perché lo desideriamo davvero. Loro, almeno, spesso li lasciamo a malincuore. E quando li abbiamo lasciati non viene nessuno di quei pensieri che guastano l'amicizia: «Che cosa avranno pensato di noi? Non avremo mancato di tatto? Saremo piaciuti?». Non ci viene neppure la paura di essere dimenticati per qualcun altro. Tutti questi tormenti dell'amicizia scompaiono alla soglia di quell'amicizia pura e tranquilla che è la lettura. E per giunta nemmeno più deferenza... Ridiamo, a quanto dice Molière, nella misura esatta in cui lo troviamo divertente; quando ci annoia, non abbiamo paura di avere l'aria annoiata, e quando ne abbiamo proprio abbastanza della sua compagnia lo rimettiamo al suo posto altrettanto bruscamente come non avesse né genio, né celebrità. L'atmosfera di questa pura amicizia è il silenzio, più puro della parola.