Ugo Foscolo - Ogni sentenza ne' libri antichi ravvolge affetti e pensieri profondi

Ugo Foscolo - Ogni sentenza ne' libri antichi

Brani scelti: UGO FOSCOLO, Gazzettino del Bel Mondo, 10 Luglio 1817.

Vero è che il leggere in villa un volume al giorno di romanzi, di viaggi, di opere scientifiche e periodiche, oltre alle gazzette e alle lettere de' pettegoli, allora non era di moda. I lettori sapendo che l'autore aveva speso cinque anni a comporre un libretto, stimavano obbligo d'equità spendere più di cinque minuti ad intenderlo. Credo che anche i romani leggessero per fuggire la noia: ma forse ch'ei non trovavano l'inerzia la quale intorpidisce ciascheduno di noi in una agiata poltrona con un libro in mano. Fors'anche gli autori non si speravano gloria da' libri da pubblicarsi ogni anno nel mese che il bel mondo torna in città - libri ottimi da scartabellarsi nella mezz'ora fra la colazione e la passeggiata, per dissertarne a tavola dopo le frutta, e poi rilegarli ed addobbare la sala della biblioteca; mode accolte più qui che in Italia. Tuttavia le sono meno ridicole e meno - assai meno - dannose e spregievoli dei caffè di Venezia, delle visite de' fiorentini, e de' sbadigli del casino de' nobili di Milano; riti che, con altri parecchi, ogni città d'Italia va celebrando dalla mattina alla sera. Per altro gli antichi non avevano l'opportunità della stampa. Inoltre descrivevano le cose com'ei le vedevano, senza volerle ingrandire agli occhi de' lettori sazievoli de' quali bisogna oggi adulare i capricci e la fretta. Esprimevano il senso, nè più nè meno che gli oggetti eccitavano nella loro anima; ne desumevano sentenze ovvie e dirette, che sono quasi sempre le più utili e le più vere; esponevano le loro idee con la sola lingua che aveano succhiata col latte; ed essendo la sola a cui s'erano applicati, non potevano imbarbarirla e se ne giovavano da padroni; poi non si curavano d'altro. Se i greci e i latini e gli scrittori d'ogni popolo antichi siano maggiori o no de' moderni, è perditempo a discorrerne. Bensì ci costringono a lettura più riposata e più attenta, e però sono più utili, da che avvezzano l'intelletto ad invigorire la facoltà di pensare. Perché oltre alla difficoltà delle loro lingue e alla rapidità del loro stile, ogni sentenza ne' libri antichi ravvolge affetti e pensieri profondi, invisibili a chi non ha occhio esercitato da rimirarli.

Londra, giovedì 10 Luglio 1817