Carlo Lenzoni - In difesa della lingua fiorentina et di Dante - Torrentino 1556

LENZONI CARLO.  In difesa della lingua fiorentina, et di Dante. Con le regole da far bella et numerosa la prosa. In Fiorenza, appresso Lorenzo Torrentino, 1556.

Cm. 22; pp. 204 (16). Magnifico frontespizio con dati tipografici entro ricca cornice xilografica, alcuni graziosi capilettera istoriati. Legatura settecentesca in cartonato ricoperto da carta decorata con titoli ms. su tassello al dorso. Alcune interessanti postille di mano coeva. Qualche pagina brunita e sporadiche fioriture, peraltro buon esemplare. Carlo Lenzoni (1501-1551), letterato membro dell'Accademia fiorentina, fu vicino a Giambullari, Gelli e Bartoli nel dibattito sulla lingua, che lo vide avversario delle posizioni di Bembo. Lenzoni sostenne con forza la fiorentinità della lingua viva e parlata, attraverso la difesa di Dante. Quest'opera, esemplificativa di queste posizioni, fu stampata postuma proprio a cura di Giambullari e Bartoli. “La Difesa è in forma di dialogo, in tre giornate, tra il L., Giambullari, Gelli (dalla cui lezione la conversazione risulta ampiamente dominata), Bartoli, Lorenzo Pasquali e un gentiluomo forestiero, il signor Licenziado, portavoce della tesi contrapposta a quella degli Accademici Fiorentini. L'opera si pone quale manifesto dei letterati fiorentini, di impegnativa rivendicazione di un primato che, svolgendo la contrapposizione tra dantismo fiorentino e petrarchismo bembesco, costituisce una confutazione delle riserve sulla lingua fiorentina e su Dante di ispirazione bembesca, che, diffuse dall'ambiente degli Infiammati di Padova, erano state introdotte a Firenze da Varchi. Bersaglio polemico del L. sono così le Prose del Bembo, ma anche i Ragionamenti della lingua toscana di Bernardino Tomitano.” (Dizionario Biografico degli Italiani, volume 64, voce a cura di Simona Mammani). Rara prima edizione. Cfr. Iccu; Gamba, 1454; Moreni, Annali Torrentino, 281-287; Adams, L-443; Olschki-Choix, IV, 4737.

COD. (N114)