Erasmo da Rotterdam - Adagia quaecumque ad hanc diem exierunt - Firenze, Giunti 1575 (in folio)
Adagia quaecumque ad hanc diem exierunt, Paulli Manutii studio, atque industria, ... ab omnibus mendis vindicata, quae pium, et veritatis Catholicae studiosum lectorem poterant offendere: sublatis etiam falsis interpretationibus, & nonnullis, ... digressionibus. Quem laborem, a sacrosanti Concilii Tridentini patribus Manutio mandatum, Gregorius XIII motu proprio ita comprobauit, vt omnes Adagiorum libros, vna excepta editione Manutiana, prohibeat, atque condemnet. Cum plurimis, ac locupletissimis indicibus Graecis, & Latinis, quorum nonnulli nusquam antheac impressi fuerunt. Florentiae, apud Iuntas, 1575.
Cm. 31, cc. (4), col. 1454, cc. (36) [errori nella numerazione delle colonne]. Bel marchio tipografico giuntino al frontespizio (ripetuto alla carta finale antecedente l'index e al colophon finale; i 3 marchi sono tutti diversi per soggetto e dimensione), bei capilettera e fregi xilografici, testo in elecante carattere corsivo, greco e romano. Ottima legatura antica (ma posteriore, verosimilmente sei-settecentesca) in piena pergamena rgida; dorso a 5 nervi con titoli in oro su tassello in pelle. Tagli rossi. Sguardia anteriore mancante, trascurabili segni del tempo, sporadiche e lievi arrossature. Esemplare, data l'alta epoca, nel complesso fresco e ben conservato. Gli Adagia erasmiani rappresentano una sorta di manifesto umanistico, finalizzato al superamento della filosofia medievale attraverso l'esercizio storico-filologico. “A riprova dell'arditezza intellettuale che Erasmo dispiega nei sei proverbi lunghi del 1515 vale anche la durezza con la quale la censura intervenne su di essi. Non potendo fare a meno degli Adagia come repertorio di erudizione e di cultura classica, l'Italia post-tridentina decise di rielaborarli a proprio uso e consumo. Ad avallare l'erudizione espurgata e quasi ad assumerne la paternità, - il nome del vero autore doveva sprofondare nell'oblio, insieme con tutti quegli eretici e luterani ai quali veniva allora accomunato - fu chiamato Paolo Manuzio.... questa metamorfosi dell'editore del 1508 nel censore del 1585 (o complice di censori) sintetizza efficacemente la parabola che la cultura italiana percorse durante il Cinquecento” (cfr. Silvana Seidel Menchi, Adagia, Torino, 1980, p. lx). Importante e rara edizione giuntina in-folio curata da Paolo Manuzio che fu incaricato dai Padri del Concilio di Trento di correggere l'opera, riordinarla, "purgarla" da false interpretazioni ed errori dottrinali, in modo da rendere la presente edizione l'unica approvata dalla Chiesa (il "motu proprio" di Gregorio XIII, come si legge nel titolo, ne proibisce e condanna qualsiasi altra). Cfr. Kvk; Adams E 443; Renouard, 220.14.
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€ 350































