Perché il giovane Werther è l'eroe romantico - di Carlo Picca

Perché il giovane Werther è l'eroe romantico - di Carlo Picca

O musa del mio cuore! Baudelaire

Poco prima che il giovane Werther, le cui vicissitudini e dolori ci vengono raccontati da Goethe, si sparasse quel colpo in fronte che avrebbe posto fine alla sua vita tormentata, probabilmente era di fronte al sole che sorgeva. Perché nello splendido romanzo epistolare pubblicato nel 1774 lo scrittore tedesco ci racconta il suo desiderio di rinascere da una vita ostile e avversa alla sua sensibilità ed ai suoi nobili sentimenti.

Lettera dopo lettera ci racconta perché non poteva più vivere da ferito, da sconfitto, nonostante avesse in mano ed in animo gli strumenti della vittoria. Stufo della beffa. La sua indole sempre in preda alla "tempesta e assalto", quasi con la febbre addosso perché maledettamente visionaria, non riusciva più a convivere con il suo sentirsi incompreso, inadatto e non corrisposto. Quella mattina probabilmente non si era mai sentito così lucido, stufo di non avere di più dalla sua vita, e di essere messo da parte da chi non possedeva neanche metà dell'impeto del suo cuore, della forza della sua immaginazione, del suo bisogno irrefrenabile di amare e di sentirsi avvolgere, compreso.

Stufo di vedere gli altri fare cose che a lui erano impedite dal suo carattere, perché non era in grado di camminare dove la corrente tutti portava. Voleva di più da questa vita, sentiva di meritare molto di più. Con il rigetto della città sempre pronta a deluderlo a causa delle ipocrisie e dell'indifferenza, con la nausea verso coloro che ne sanno sempre più degli altri, che non amano ascoltare, rimanere in silenzio e che non avvertono che la felicità è nelle piccole cose. E questo perché non sanno cosa si prova a dover vivere senza ossigeno, continuamente in apnea e agognando un incantesimo in cui librarsi.

Nelle ore in cui è stato agonizzante dal momento dello sparo fino a morire dissanguato, fino poi ad essere seppellito in mezzo a due grandi tigli, come lui stesso aveva espressamente richiesto nella sua lettera d'addio, avrà sognato da eroe romantico quale è e sarà per sempre, il profumo di Charlotte. La donna, musa e ideale senza corrispondenza. Avrà desiderato di baciarle la mano un'ultima volta, di sentire la sua pelle profumata e congedandosi le avrà detto che l'angoscia che si portava dentro era troppo grande per poter continuare a vivere, e che avvertire cose che gli altri non vedevano aveva reso la sua vita un inferno da cui precipitarsi verso un altrove.

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