Perché Madame Bovary è una donna che ama fino in fondo - di Carlo Picca

Perché Madame Bovary è una donna che ama fino in fondo - di Carlo Picca

Immagine: James Tissot, Jeune femme en bateau, 1870 (collezione privata).

Ognuno di noi ha il suo spazio vitale, ma se mi permettete una facile sintesi, fondamentalmente ci sono due poli di riferimento, c'è chi può vivere la sua vita, come si dice "alla grande", per destino, per fortuna o perché se lo è meritato, facendo della propria esistenza un bel quadretto, "è questa la vita che volevo da bambino" canterebbe Lorenzo, e c'è chi invece deve scontrarsi con i muri e le difficoltà che l'esistenza può proporre, e come nel caso di Emma Bovary, deve scontrarsi con un certo mondo chiuso delle relazioni familiari e sociali e rimanervi ingabbiato, anche fino ad estreme conseguenze.

Il destino di Madame Bovary è quello di una donna fragile e imperfetta ma che ama fino in fondo i sentimenti e gli entusiasmi che la vita può concederci, è quello di una donna che ha voglia di vivere questa sua passione per l'esistenza attraverso le persone che incontra, le cose di cui si circonda, e che desidera provare gioia vitalistica non riuscendo mai ad accontentarsi vedendo i suoi sentimenti spegnersi giorno dopo giorno.

Ma nonostante questi suoi bisogni interiori e incontrollabili, Emma non riesce mai a viverli pienamente, trovandosi invece a soccombere al destino che le si para dinanzi, ovvero quello di non poter condividere con nessuno il suo intenso pathos, destino che alla fine la trascinerà a bere una dose letale di arsenico.

Madame Bovary è un romanzo dello scrittore francese Gustave Flaubert, tratto da una storia realmente accaduta,  pubblicato dapprima a puntate sul giornale «La Revue de Paris» tra il 1 ottobre e il 15 dicembre 1856, e poi apparso come libro nell'aprile 1857.

Ciò che appare spesso nella critica più comune a quest'opera e in particolare al personaggio di Emma è che ella sia una poco di buono, annoiata dalla sua realtà e che per provare qualcosa di diverso dalla normale routine infelicita se stessa e gli altri, ma personalmente credo che in questo romanzo e in questa donna l'autore francese voglia farci scorgere qualcosa di più.

Penso infatti che leggendo l'opera di Flaubert, nonostante Emma appaia come una sconfitta, in realtà ella sia invece una persona dai grandi sentimenti, intensi e schietti fino al punto da ribellarsi alla condizione di donna costretta a vivere una vita senza emozioni, incastrate in un matrimonio che di passioni è spento, da posizionare nella realtà di un piccolo paesino della Francia vicino Rouen, molto dedito a un modo di vivere che occlude la sua disperata vitalità, con i suoi lavori agricoli e le sue celebrazioni in chiesa e feste patronali.

Una donna che rischia tutto, che si innamora perdutamente di uomini sbagliati alla ricerca di colui con cui condividere le sue passioni, ma che non incontrerà mai rimanendo inevitabilmente logorata nella sua autostima fino al punto di suicidarsi.

A mio avviso Emma è la vera vincitrice romantica, la vera eroina di tutto il romanzo perché prova, a differenza di tutti gli altri personaggi del capolavoro di Flaubert, a seguire fino in fondo i suoi desideri più intrinseci cercando di trovare il giusto spazio alla sua immensa sete d'amare.

Lei che con gran coraggio si palesa al mondo con questo suo bisogno, rovinando la sua reputazione sociale nonché le sorti della sua famiglia cercando fino alla fine un nuovo matrimonio autentico di passioni, perché lei non tradisce mai per trovare un amante bensì un'intima corrispondenza amorosa, perché Madame Bovary è una donna animata da uno spirito vero e profondo che nonostante le sue mancanze e imperfezioni, e al di là del bene e del male, sa bene come scrive il poeta e filosofo libanese Gibran, che il canto più libero non passa mai fra fili e sbarre...

Carlo Picca
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