PerchÚ in questi giorni "si sta come d'autunno sugli alberi le foglie"

PerchÚ in questi giorni "si sta come d?autunno sugli alberi le foglie"

Sono giorni questi nei quali non riusciamo facilmente ad essere focalizzati con la parte migliore di noi. Ci manca il momento presente, ci manca la connessione con la nostra forza interiore, il nostro centro. La paura, il panico, l'incertezza, sono i nemici in un conflitto senza fucili, a cui stiamo prestando tutti attenzioni per non farci risucchiare troppo nel loro vortice.

Perché, le notizie che arrivano ogni giorno, in attesa di miglioramenti, dalla tv, giornali e dal web non sono affatto delle migliori. La notte si dorme poco e si potrebbe senza dubbio dormire meglio. In questa reclusione per decreti, forzata ma necessaria, in questo stato di preoccupazione, i nostri sensi di colpa può capitare che vengano a galla assieme alle nostre ansie e che, durante il riposo notturno, si facciano sentire.

Può accadere così che ci si svegli male, e costretti a casa, siamo a darci una tabella di marcia per sentirci vivi ed utili e non soccombere poltrendo, realizzati come siamo in uno spazio più che definito, mentre cerchiamo di tirarci su e tirare su chi ci è vicino. Per non spegnerci dentro e tenere alto il morale ci domandiamo chi siamo? Dove andiamo? Siamo guerrieri che resistono e che riprenderanno la loro vita meglio di prima, una volta che tutto sarà finito.

Stiamo resistendo per non crollare sotto le “bombe” di questa pandemia e sotto la situazione irreale che essa ha generato, sotto il peso della nostra fragilità, della nostra inquietudine. Abbiamo paura di ammalarci, che capiti a noi. Siamo ricchi di tristezza per chi soffre causa la malattia, per chi non ce l'ha fatta e per i loro familiari che li piangono con strazio.

In questo stato di fibrillazione, di continua tensione, siamo alle prese, come in una guerra senza armi, con i pensieri che ronzano spauriti e che domandano pace, continuamente stimolati male dalle circostanze. E questa guerra senza armi che stiamo vivendo ricorda a tutti, con intensità, alcuni versi, in assoluto fra i più belli della poesia italiana, e contenuti nella raccolta poetica di Giuseppe Ungaretti, L'allegria.

Si sta come d'autunno gli alberi le foglie

Poesia intitolata Soldati, e che come tutte di questa emozionante opera, traggono ispirazione proprio dall'esperienza vissuta dal poeta nel corso del primo conflitto mondiale. Raccolta costituita da una specie di diario poetico in versi, scritti fra il 1914 ed il 1919 e la cui complessa vicenda editoriale inizia nel 1916 e si conclude nel 1942.

Creazione poetica nella quale viene recuperata la lezione del simbolismo francese, di Mallarmé, innovando il linguaggio poetico e scardinando le strutture metriche tradizionali sul solco dell'esempio del Leopardi.

Nella poesia citata vibra la sofferenza per le terribili prove della grande guerra (1915/1918), l'assurdità del conflitto il quale si riflette sulla vita degli uomini che cercano di trovare un senso mentre vivono forzatamente come lumache nel loro guscio, alla ricerca inquieta del significato dell'esistere.

E lo fanno in una situazione in cui, malgrado la sofferenza, emerge anche la volontà di vivere nonostante tutto, e dove l'unico vero rifugio è solo nel desiderio di un sentimento estremo di fratellanza che agogna di liberarsi. Questa poesia ci rappresenta tutti in questo momento. Così ci sentiamo, in guerra, a combattere, pronti a cadere ma sempre pronti a resistere per affrontare e superare questa battaglia, sognando di abbracciarci al termine di essa.

Ci descrive mentre siamo preda di un'angoscia esistenziale ma al contempo siamo ancora presenti a cercare gli aspetti positivi della faccenda e coltivarli. Perché questo diventa fondamentale per non sopperire e restare ancora foglia attaccata sull'albero, come basilare non disperdere energie psicofisiche per non cadere a terra, proprio come fa d'autunno il fogliame.

Che questo periodo duro possa generare in noi un momento di ricrescita, di riscoperta ed attaccamento ai valori semplici e più fondamentali, quelli che davamo spesso per scontato e che ora ci mancano. Farlo attraverso una meditazione profonda, fino a partorire, causa forzata la mancanza d'azione e di spazio, un sentimento di rispetto profondo per le piccole cose e per le persone.

Perché questo ci racconta L'Allegria ed in particolare questa poesia,  resistere al conflitto agognando concordia e continua fratellanza fra gli uomini nel trionfo dei loro sentimenti intensi e catartici. Ce la faremo tutti assieme, e una volta finito questo brutto incubo, sarà più bello di prima.

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