Cesare Pavese - Lo steddazzu

Cesare Pavese - Lo steddazzu

Poesie scelte: CESARE PAVESE, Lo steddazzu (Inverno 1935).

L'uomo solo si leva che il mare e ancor buio
e le stelle vacillano. Un tepore di fiato
sale su dalla riva, dov' il letto del mare,
e addolcisce il respiro. Quest' l'ora in cui nulla
pu accadere. Perfino la pipa tra i denti
pende spenta. Notturno il sommesso sciacquio.
L'uomo solo ha gi acceso un gran fuoco di rami
e lo guarda arrossare il terreno. Anche il mare
tra non molto sar come il fuoco, avvampante.
Non c' cosa pi amara che l'alba di un giorno
in cui nulla accadr. Non c' cosa pi amara
che l'inutilit. Pende stanca nel cielo
una stella verdognola, sorpresa dall'alba.
Vede il mare ancor buio e la macchia di fuoco
a cui l'uomo, per fare qualcosa, si scalda;
vede, e cade dal sonno tra le fosche montagne
dov' un letto di neve. La lentezza dell'ora
spietata, per chi non aspetta pi nulla.
Val la pena che il sole si levi dal mare
e la lunga giornata cominci? Domani
torner l'alba tiepida con la diafana luce
e sar come ieri e mai nulla accadr.
L'uomo solo vorrebbe soltanto dormire.
Quando l'ultima stella si spegne nel cielo,
l'uomo adagio prepara la pipa e l'accende.