Cesare Pavese - Mito

Cesare Pavese - Mito

Poesie scelte: CESARE PAVESE, Mito, (Lavorare stanca, Torino, Einaudi 1998).

VerrÓ il giorno che il giovane dio sarÓ un uomo,
senza pena, col morto sorriso dell'uomo
che ha compreso. Anche il sole trascorre remoto
arrossando le spiagge. VerrÓ il giorno che il dio
non saprÓ pi˙ dov'erano le spiagge d'un tempo.

Ci si sveglia un mattino che Ŕ morta l'estate,
e negli occhi tumultuano ancora splendori
come ieri, e all'orecchio i fragori del sole
fatto sangue. ╚ mutato il colore del mondo.
La montagna non tocca pi¨ il cielo; le nubi
non s'ammassano pi¨ come frutti; nell'acqua
non traspare pi¨ un ciottolo. Il corpo di un uomo
pensieroso si piega, dove un dio respirava.

Il gran sole Ŕ finito, e l'odore di terra,
e la libera strada, colorata di gente
che ignorava la morte. Non si muore d'estate.
Se qualcuno spariva, c'era il giovane dio
che viveva per tutti e ignorava la morte.
Su di lui la tristezza era un'ombra di nube.
Il suo passo stupiva la terra.

Ora pesa la stanchezza su tutte le membra dell'uomo,
senza pena: la calma stanchezza dell'alba
che apre un giorno di pioggia. Le spiagge oscurate
non conoscono il giovane, che un tempo bastava
le guardasse. NÚ il mare dell'aria rivive
al respiro. Si piegano le labbra dell'uomo
rassegnate, a sorridere davanti alla terra.

Ottobre 1935