Erasmo da Rotterdam - Elogio della follia (Parla la follia, III)

Brani scelti: ERASMO DA ROTTERDAM, Elogio della follia (Parla la follia, III).
[Edizione Acrobat a cura di Patrizio Sanasi]

Certamente, io non faccio alcun conto di quei sapientoni che vanno blaterando dell'estrema dissennatezza e tracotanza di chi si loda da s. Sia pure folle quanto vogliono; dovranno riconoscerne la coerenza. Che cosa c', infatti, di pi coerente della Follia che canta le proprie lodi? Chi meglio di me potrebbe descrivermi? a meno che non si dia il caso che a qualcuno io sia pi nota che a me stessa. D'altra parte io trovo questo sistema pi modesto, e non di poco, di quello adottato dalla massa dei grandi e dei sapienti; costoro, di solito, per una falsa modestia, subornano qualche retore adulatore, o un poeta dedito al vaniloquio, e lo pagano per sentirlo cantare le proprie lodi, e cio un sacco di bugie. Cos il nostro fiore di pudicizia drizza le penne come un pavone, alza la cresta, mentre lo sfacciato adulatore lo va paragonando, lui che un pover'uomo, agli Di, e lo propone quale modello assoluto di virt, lui che da quel modello sa di essere lontanissimo. Insomma, veste la cornacchia con le penne altrui, fa diventare bianco l'Etiope, e di una mosca fa un elefante. Io invece seguo quel vecchio detto popolare secondo il quale, chi non trova un altro che lo lodi, fa bene a lodarsi da s.
Ora, tuttavia, devo esprimere la mia meraviglia per l'ingratitudine, o, come dire?, per l'indifferenza dei mortali. Tutti mi fanno la corte e riconoscono di buon grado i miei benefici, eppure, in tanti secoli, non si trovato nessuno che desse voce alla gratitudine con un discorso in lode della Follia, mentre non mancato chi con lodi elaborate ed acconce, e con grande spreco di olio e di sonno, ha tessuto l'elogio di Busiride, di Falaride, della febbre quartana, delle mosche, della calvizie, e di altri flagelli del genere.