Francois de La Rochefoucauld - Ritratto dell'amor proprio

Francois de La Rochefoucauld - Ritratto dell'amor proprio

Brani scelti: FRANCOIS DE LA ROCHEFOUCAULD, Massime, 1678.

L'amor proprio amore di s e di ogni cosa per s; rende gli uomini idolatri di s stessi, e li renderebbe tiranni degli altri se la fortuna ne desse loro i mezzi; non indugia mai fuori di s, e si sofferma su argomenti estranei come le api sui fiori, per trarne ci che gli necessario. Nulla pi impetuoso dei suoi desideri, nulla pi segreto dei suoi progetti, nulla pi astuto della sua condotta; le sue sottigliezze non si possono descrivere, le sue trasformazioni superano quelle delle metamorfosi, le sue finezze quelle della chimica. Non si possono sondare le profondit n penetrare le tenebre dei suoi abissi. L al riparo dagli occhi pi perspicaci; egli vi compie mille giri viziosi. Spesso invisibile anche a se stesso, vi concepisce, vi nutre, vi alleva, senza saperlo, un gran numero di affetti e di odi; ne forgia di cos mostruosi che, quando vengono alla luce, li rinnega o non pu risolversi ad ammetterli. Da questa notte che lo protegge nascono le ridicole convinzioni che ha di s; da qui derivano i suoi errori, le sue ignoranze, le sue rozzezze e le sue idiozie sul suo conto; la persuasione che i suoi sentimenti siano morti quando sono solo addormentati, l'idea di non aver pi voglia di correre non appena si rilassa, e di aver perduto tutti i piaceri gi appagati. Ma questa fitta oscurit che lo nasconde a se stesso, non gli impedisce di vedere perfettamente ci che esterno a lui, cosa che lo rende simile ai nostri occhi, che scoprono tutto, e sono ciechi solo per s stessi. Invero, quando si tratta dei suoi maggiori interessi, dei suoi affari pi importanti, allorch la violenza dei suoi desideri ridesta tutta la sua attenzione, vede, sente, capisce, immagina, sospetta, penetra, indovina tutto; si quindi tentati di credere che ciascuna delle sue passioni abbia una specie di magia sua propria. Niente cos intimo e cos forte come i suoi legami, che cerca inutilmente di rompere alla vista delle estreme sciagure che lo minacciano. Eppure talvolta, in poco tempo e senza alcuno sforzo, fa quello che non gli riuscito di fare in parecchi anni e con tutto ci di cui era capace; da qui si potrebbe concludere assai verosimilmente che lui stesso ad accendere i suoi desideri, e non la bellezza e il merito delle cose che ne sono oggetto; che il suo piacere il pregio che le fa risaltare, e il belletto che le impreziosisce; che corre dietro a s stesso, che segue il proprio gusto quando segue le cose di suo gusto. Esso incarna tutti i contrari: imperioso e obbediente, sincero e dissimulato, misericordioso e crudele, timido e audace. Ha inclinazioni differenti secondo la diversit dei temperamenti che lo guidano, e lo votano ora alla gloria, ora alle ricchezze, ora ai piaceri; cambia secondo il mutare dell'et, della fortuna e dell'esperienza; ma gli indifferente averne parecchie o una sola, perch si divide tra parecchie e si concentra su una quando gli necessario o gli piace. incostante, e oltre ai cambiamenti che derivano da cause estranee, ve ne sono un'infinit che nascono dal suo intimo; incostante per incostanza, per leggerezza, per amore, per novit, per stanchezza e per nausea; capriccioso, a volte lo si vede al lavoro con la massima sollecitudine, alle prese con fatiche incredibili, per ottenere cose che non gli portano alcun vantaggio o che addirittura gli sono nocive, ma che persegue perch le desidera. bizzarro, e spesso concentra ogni sua attenzione nelle occupazioni pi frivole; trova tutto il piacere nelle pi sciatte, e conserva tutta la fierezza nelle pi spregevoli. presente in tutti gli stati della vita, in tutte le condizioni; vive dappertutto, vive di tutto, vive di niente; si accontenta delle cose come della loro privazione; passa perfino dalla parte di chi lo combatte, entra nei loro disegni e, cosa ammirevole, insieme a loro odia se stesso, trama per la propria dannazione, lavora per la propria rovina. Infine si preoccupa solo di esistere, e pur di esistere accetta di essere nemico di s stesso. Non bisogna dunque stupirsi se talora si accompagna alla pi rigida austerit, se entra cos audacemente in societ con essa per distruggersi, dato che, nel momento stesso in cui si sgretola da una parte si ricompone dall'altra; quando si pensa che abbia rinunciato al proprio piacere, non fa che sospenderlo, o mutarlo, e anche quando sconfitto e si crede di essersene liberati, lo si ritrova trionfante della sua stessa disfatta. Ecco il ritratto dell'amor proprio, di cui tutta la vita soltanto una grande e lunga agitazione; il mare ne un'immagine sensibile, e l'amor proprio trova nel flusso e nel riflusso delle sue onde continue una fedele espressione della successione turbolenta dei suoi pensieri, dei suoi eterni movimenti.