Friedrich Nietzsche - Le quattro etÓ della vita

Friedrich Nietzsche - Le etÓ della vita

Brani scelti: FRIEDRICH NIETZSCHE, Umano troppo umano II, 1879/80.

Il paragone delle quattro stagioni con le quattro età della vita è una veneranda sciocchezza. Né i primi venti, né gli ultimi venti anni della vita corrispondono a una stagione, se si presuppone che nel paragonare non ci si accontenti del bianco dei capelli e della neve e di simili giochi sul colore. Quei primi venti anni sono una preparazione alla vita in genere, all'intero anno della vita, come una specie di lungo capodanno; e gli ultimi venti passano in rassegna, interiorizzano, coordinano e armonizzano tutto quanto è stato in precedenza vissuto: così come, in piccolo, si fa ogni giorno di San Silvestro con tutto l'anno trascorso.

Ma nel mezzo si trova effettivamente un periodo di tempo, che raccomanda il paragone con le stagioni: il periodo che va dal ventesimo al cinquantesimo anno (per calcolare qui in blocco a decenni, mentre s'intende da sé che ognuno deve affinare per conto suo in base alla propria esperienza questi cenni approssimativi) questo triplice periodo di dieci anni corrisponde a tre stagioni: all'estate, alla primavera e all'autunno, - un inverno la vita umana non l'ha, a meno che non si vogliano dire i tempi di malattia, duri, freddi, solitari, poveri di speranza e sterili, che non di rado vi sono intrecciati, i tempi invernali dell'uomo.

Gli anni dai venti ai trenta: ardenti, molesti, tempestosi, lussureggianti, stancanti, in cui si loda il giorno a sera, quand'è finito e ci si asciuga la fronte: anni in cui il lavoro ci sembra duro, ma necessario, - questi anni sono l'estate della vita. Gli anni dai trenta ai quaranta sono invece la sua primavera: l'aria ora troppo calda, ora troppo fredda, sempre inquieta e stimolante: linfa sgorgante, abbondanza di foglie, profumo di fiori dappertutto: molte mattine e notti incantevoli, il lavoro, a cui ci desta il canto degli uccelli, un bel lavoro gradito, una specie di godimento della propria vigoria, rafforzato da presaghe speranze.

Infine gli anni dai quaranta ai cinquanta: misteriosi, come tutto ciò che sta fermo; simili a un'alta e lontana pianura di montagna, percorsa da un fresco vento; con sopra un cielo chiaro e senza nuvole, che guarda per tutto il giorno, e anche nella notte, sempre con la stessa dolcezza: il tempo del raccolto e della più cordiale serenità - è l'autunno della vita.