Perché Amore e Morte sono fratelli inseparabili - di Carlo Picca

Perché Amore e Morte sono fratelli inseparabili - di Carlo Picca

C'è una lirica di Leopardi che a me piace molto e che voglio qui condividere con voi: Amore e Morte. Canzone libera composta da quattro strofe di lunghezza diversa e con una musicale e suggestiva presenza di rime. Fu composta dal poeta probabilmente a Firenze nel 1833. Descritti come fratelli generati dalla sorte nello stesso momento, fra le cose più belle che l'umanità possa disporre, finanche da esserlo entrambi più di ogni stella, da Amore nasce il bene, mentre Morte invece, ogni gran dolore, ogni gran male annulla.

Perché quando Amore viene tradito profondamente e la disillusione crea una ferita inguaribile, non resta che il rifugio in quel pensiero estremo, che dia assenza da ogni atroce tormento, per ciò che si è ardentemente desiderato ma che purtroppo non è arrivato.Un posto dunque che quieta l'anima per sempre da una mancanza di benessere, a causa del proprio cuore trafitto o perché vittime di una salute troppo maldestra e incerta, o anche per una vita trascorsa in amara solitudine a causa di una incomunicabile diversità.

Morte quindi che conduce via dagli affanni dovuti ad un ostacolo che si sente insormontabile e per il quale si implora per sé la scomparsa come unica cura: “E tu, cui già dal cominciar degli anni sempre onorata invoco, bella Morte, pietosa tu sola al mondo dei terreni affanni”.Così dopo aver vissuto fino in fondo il nostro sentire, una volta offeso, non si sente più possibile viverlo ancora, e si brama solamente la “Bellissima fanciulla, dolce a veder, non quale la si dipinge la codarda gente,  gode il fanciullo Amore accompagnar sovente; e sorvolano insiem la via mortale, primi conforti d'ogni saggio core”.

Sperar, se non te sola; solo aspettar sereno quel dì ch'io pieghi addormentato il volto”. Morte quindi come gemello inseparabile d'Amore, pronto a proteggerlo e avvolgerlo per condurlo in una nuova dimensione con il suo fraterno e amorevole abbraccio.

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