Giovanni Boccaccio - Laberinto d'amore (o Corbaccio) - Toscolano Maderno, Paganino, 1520-30

BOCCACCIO GIOVANNI.  Laberinto d'amore di M. Giovanni Boccaccio. Con una epistola confortatoria a Messer Pino di Rossi del medesimo auttore. (Toscolano Maderno), P. Alex. Pag. Benacenses, s.d. (ma 1520-30 ca.).

Cm. 15, cc. 68. Testo stampato in elegante corsivo italico. Affascinante legatura antica in piena pergamena rigida con dorso a 4 piccoli nervetti e tagli spruzzati. Firma settecentesca di appartenenza al contropiatto e antica firma cassata al frontespizio. Sguardia anteriore assente. Lieve alone all'angolo alto (leggermente più marcato nelle carte iniziali e finali), qualche macchietta sparsa. Esemplare nel complesso genuino e ben conservato. Giovanni Boccaccio (1313-1375), celebre scrittore e poeta toscano nativo di Certaldo, fu una delle figure più importanti nel panorama letterario europeo del Trecento. L'opera (denominata anche Corbaccio), composta negli anni della maturità dell'Autore intorno al 1355, è scritta in volgare secondo lo schema delle rime petrose. La narrazione si svolge in prima persona e si apre con una dichiarazione in cui Boccaccio dichiara di voler essere di consolazione a coloro che leggeranno. Il protagonista, disperato per l'amore non corrisposto di una vedova, invoca la morte e, dopo essersi addormentato, sogna un uomo che dichiara di essere il marito defunto della donna: egli aggiunge di essere venuto per distoglierlo dal labirinto d'amore nel quale è caduto. Il protagonista racconta allo spirito la storia del suo amore e da costui viene messo in guardia dalle donne che con la loro lussuria mettono in pericolo gli uomini. Rara edizione paganiniana. Sempre a proposito della datazione 1520-1533, si vedano Sander, n. 1087 e A. Nuovo, A. Paganino, Padova 1990. Cfr. Iccu; Bacchi della Lega, 116/6; Gamba, 203 (che colloca l'edizione nel 1515); Census, II, 2391 (1520 ca.).