Goffredo Lomellini - Relatione della Repubblica di Genova - 1575 (manoscritto - splendida legatura)
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Goffredo Lomellini - Relatione della Repubblica di Genova - 1575 (manoscritto in splendida legatura)

LOMELLINI GOFFREDO.  Relatione della Rep.ca di Genova di Monsig.r Gofredo Lomellino Chierico di Camera della Santa Sede Apostolica. Fatta l'anno 1575. (Genova, 1575/80 ca.).

Manoscritto cartaceo, cm. 20,5 x 14, pp. (2) 236. Magnifica legatura antica in piena pelle marmorizzata; dorso a 5 nervi con ricchi fregi agli scomparti e titoli in oro su doppio tassello in marocchino rosso. Tagli rossi e segnacolo in seta verde. Antico ex-libris nobiliare inciso in rame applicato al contropiatto anteriore (importante provenienza: famiglia Doria di Montaldo). Esemplare da alta collezione, fresco e ben conservato. Goffredo (Lomellini (Genova 1545 ca. Ginevra 31 dicembre 1600) fu prelato, diplomatico e letterato di chiara fama. Fu chierico della Camera Apostolica, commissario generale (1586) e presidente della medesima da prima del 1591 al 1596. Quest'importante opera di storia genovese non fu mai pubblicata a stampa, ma circolò unicamente in forma manoscritta. L'Autore ripercorre la storia della Repubblica di Genova, dedicando la trattazione più approfondita ai fatti occorsi nel Cinquecento Soprani nell'opera “Li scrittori della Liguria” (Genova 1667, p. 182) ricorda che Lomellini “stimatissimo prelato di Santa Chiesa lasciò un manoscritto assai riverito dai professori della Genovese Historia, copia del quale si conserva presso gli Heredi del Signor Agostino Franzone, e altre se ne trovano in mano di molti curiosi”. “Assiduo frequentatore della corte del granduca di Toscana, agente romano dell'ambasciatore transalpino Jean de Vivonne (marchese di Pisany) e corrispondente del cardinale Pierre de Gondi (1533-1616), Lomellini curò gli interessi genovesi nella corte pontificia sino al 1600, quando i suoi rapporti con il governo della Repubblica si guastarono in modo irreparabile (fino a causargli l'espulsione da Genova), per via dei propri orientamenti politici filo-francesi. Punto di riferimento, insieme a monsignor Minuccio Minucci, dei navarristi romani (fautori della ribenedizione papale del re di Francia Enrico IV, asceso al trono dei Capetingi dopo l'assassinio di Enrico III di Valois, il I agosto 1589), Lomellini fiancheggiò le iniziative del principe italiano Pari di Francia prima, dopo e durante la sua legazione romana, protrattasi dalla fine di novembre del 1593 alla metà di gennaio del 1594. Lomellini unì agli affari di curia, alla politica e alla diplomazia vivi interessi letterari, apprezzati anche dal cardinale Cinzio Aldobrandini, ospite nella sua dimora di un cenacolo di dotti, che iscrisse, fra gli altri, il filosofo Francesco Patrizi, i celebri orientalisti Giovanni Battista Raimondi, Giambattista e Girolamo Vecchietti, lo storico e letterato Antonio Querenghi, l'umanista e insigne bibliofilo Gian Vincenzo Pinelli, il segretario e scrittore politico Pietro de Nores e Torquato Tasso. Il 20 giugno 1594, nel corso di una seduta di quell'accademia (che ebbe vita brevissima: dal 30 maggio all'agosto di quello stesso anno), Lomellini tenne un discorso fortemente critico nei confronti di Botero, rifiutando l'identificazione della ragione di stato con le dottrine machiavelliste. La presa di posizione di Lomellini sollevò acute polemiche e vibrate proteste, concorrendo non poco a compromettere la sua futura carriera. Sappiamo, grazie all'epistolario di Arnauld d'Ossat (creato cardinale il 3 marzo del 1599), che, dopo la sua solenne ribenedizione papale (il 17 settembre 1595), Enrico IV raccomandò invano la concessione della porpora al suo antico fautore genovese, il quale, urtando Clemente VIII, si era consentito di appellarsi a lui, a tal proposito. Sappiamo, inoltre, che fu inutile il tentativo dello stesso Lomellini di ottenere il permesso del sovrano pontefice a vendere il proprio ufficio di chierico della Camera Apostolica. In rotta anche con il governo di Genova, Goffredo si allontanò dall'Italia, ricercando la protezione di «Henri le Grand». Probabilmente, la ottenne, ma morì all'improvviso, il 31 dicembre 1600, mentre si trovava nel campo del re, nei dintorni di Ginevra” (cfr. la voce L. curata da Gennaro Cassiani in Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo) Cfr. anche Carte e cronache manoscritte per la storia genovese esistenti nella Biblioteca della R. Università ligure, indicate e illustrate per A. Olivieri, co' tipi del R. I. de' Sordo-muti, Genova 1855, pp. 19-20; Claudio Costantini, La Repubblica di Genova nell'età moderna, in Storia d'Italia, dir. da G. Galasso, UTET, Torino 1978, vol. IX; Legati e governatori dello Stato pontificio. 1550-1809, a cura di Ch. Weber. Sul Lomellini si veda anche la voce in Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo (Edizioni Clori).

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