Interessante manoscritto di filologia latina: Tommaso Vallauri - De literis latinis oratio - 1835

VALLAURI TOMMASO.  De literis latinis oratio. Manoscritto cartaceo (probabilmente autografo), cart. sec. XIX, datato 1835.

Mm. 300 x 210, cc. (16) + 3 cc.b. Fascicolo ottimamente conservato. Tommaso Vallauri (1805-1897), filologo e politico piemontese, insegnò eloquenza latina e italiana nell'Università di Torino. "Gran parte della produzione di Vallauri consiste in opere redatte in latino per la scuola. Nascono così un manuale di storia letteraria (Historia critica litterarum Latinarum, 1849), vocabolari e lessici, due manualetti di storia antica, una collana di autori latini curata per l'Università. Fuori collana sono i lavori dedicati ai comici latini: Terenzio è stampato nel 1850; quattro commedie di Plauto sono commentate tra il 1849 e il 1855, senza che si mettano in discussione il nome o la tradizione manoscritta del poeta, oggetto privilegiato della ricerca filologica tedesca. Dopo il 1858 (inizi della carriera politica) gli sforzi scolastici diminuiscono, ma Vallauri non cambia consuetudini e orientamenti di fondo, come mostrano le prolusioni e gli interventi che scandiscono l'intera sua attività. Raccolti in volumi (Scriptiones criticae, 1876; Opuscula varia, 1876; Acroases, 1886), tali scritti testimoniano fedeltà alla tradizione umanistica e ostilità dichiarata al metodo filologico tedesco. La polemica più nota è quella con F. Ritschl (professore di filologia classica a Bonn e a Lipsia) a proposito del nome di Plauto: Vallauri difende, con deboli argomenti ma con forte passione nazionalistica, i tria nomina del civis M. Accius Plautus contro il Maccius restituito dal filologo tedesco e invalso in sede critica (Animadversiones in dissertationem F. Ritschelii de Plauti nominibus, 1867). Dopo Ritschl tocca a Th. Mommsen, reo d'aver negato, nella sua Römische Geschichte, che le poesia abbia avuto fortuna nell'Italia antica (De Italorum doctrina a calumniis Th. Mommsenii vindicata, 1872). Dotti tedeschi all'esterno, italiani intedescati e liberali all'interno: questi i bersagli di Vallauri, che trova frequente ospitalità sulle colonne di «Civiltà Cattolica», in polemica con quanti sostengono la libertà e la laicità del sistema scolastico pubblico. La pratica della scrittura latina non impedisce a Vallauri di segnalarsi anche come scrittore in lingua moderna ancor oggi apprezzato per le sue storie della poesia, delle istituzioni letterarie e universitarie regionali (Storia della poesia in Piemonte, 1841, Bologna, Forni, 1975); Delle società letterarie del Piemonte libri due, 1844; Storia delle Università degli studi in Piemonte, 1845-46, Bologna, Forni, 1970), in cui si coniugano ricerca antiquaria, culto delle memorie patrie e buone capacità narrative: doti, quest'ultime, confermate da una raccolta di Novelle (1873) che documentano lo spirito arguto e le convinzioni reazionarie dell'autore" [fonte: torinoscienza.it].

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