Alberto Savinio - Tragedia dell'infanzia - Roma 1937 (rara prima edizione - copia nr. 297 di 800)
Tragedia dell'infanzia. Roma, Edizioni della Cometa (Artidoro Benedetti), 1937.
Cm. 19, pp. 153 (3). Brossura editoriale con sovraccoperta incamiciata con titolo entro doppio filetto. Qualche sporadica/trascurabile fioritura sparsa. Esemplare nel complesso ben conservato. Non comune e ricercata prima edizione, tirata a 800 esemplari numerati (nr 297). Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea de Chirico (Atene 1891 – Roma 1952), fratello di Giorgio, fu scrittore, pittore, drammaturgo e compositore. Alla morte del padre, nel 1905, la famiglia, dopo brevi soggiorni a Venezia e Milano, si trasferì a Monaco di Baviera. Per un breve periodo studiò contrappunto con Max Reger e s'impegnò nello studio del pensiero di Otto Weininger, Arthur Schopenhauer e Friedrich Nietzsche. Nel 1911 a Parigi, dove fece la conoscenza di molti esponenti delle avanguardie artistiche come Pablo Picasso, Blaise Cendrars, Francis Picabia, Jean Cocteau, Max Jacob e Guillaume Apollinaire. Dall'inizio del 1914 si presentò sotto lo pseudonimo di Alberto Savinio. E da questo momento iniziò un viaggio che segnerà la fine dell'infanzia e l'avvio di un nuovo destino. Per Savinio, l'infanzia non è un tempo ma un «tempio», cioè un luogo, una dimensione dello spirito. Un luogo, anzitutto, fisico e geografico: la Grecia d'inizio secolo, dalla luminosità abbagliante e quasi sgomentante, in cui scintillano ricordi come la nave Andromeda, il teatro, la città – «veduta in sogno» – della villeggiatura, ma soprattutto la cresta prepotente del Pelio che si erge di fronte alla finestra della «camera dei giochi». E un luogo, inoltre, metafisico e doloroso, in cui la mente del bambino da un lato vede e percepisce cose interdette a quella dell'adulto e dall'altro sente irrompere domande estreme che potranno in seguito essere sedate ma non risolte. "Scritto nel 1920 ma pubblicato solo nel 1937, Tragedia dell'infanzia si presenta come un'indagine autoanalitica parallela alle prime prove dei Surrealisti. Vi compaiono tutti i temi che saranno del suo lavoro di pittore: gli archetipi familiari (il Padre ma soprattutto La Madre) con i quali il protagonista bambino ha rapporti traumatici; la metamorfosi mostruosa dei genitori, la rivolta contro l'istituto borghese della famiglia. Tutto è conseganto al ricordo di una Grecia che è insieme territorio mitico e custodia del patrimonio di memorie familiari" (Daniela Fonti, in AA.VV., Alberto Savinio, Roma, De Luca, 1978, pag. 66). Spaducci, p. 266. Gambetti / Vezzosi, p. 820: "Prose di memoria scritte tra il 1919 e il 1920... Non comune e molto ricercato".
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