Dante Alighieri - La divina commedia illustrata da Gustave Doré - 1942 (con 136 belle illustrazioni)

ALIGHIERI DANTE.  La Divina commedia illustrata da Gustavo Doré e dichiarata con note tratte dai migliori commenti per cura di Eugenio Camerini. Milano, Casa Editrice Sonzogno, 1942 (30 Ottobre).

Cm. 34, pp. (8) 679 (1). Con ritratto di Dante in antiporta e 135 belle illustrazioni xilografiche. Bella legatura editoriale in cartoncino e tela rossa con titoli in oro al dorso e al piatto anteriore (ritratto di Dante impresso a secco). Firma di possesso di mano coeva al frontespizio. Trascurabili segni del tempo, cerniera anteriore internamente indebolita a causa del peso del volume che va quindi maneggiato con cautela. Esemplare peraltro freschissimo e ben conservato. Celebre edizione della Divina commedia di Dante nella celeberrima interpretazione figurativa ad opera di Gustave Doré, uscita in Francia presso i torchi di Hachette fra il 1861 e il 1868. “Il suo interesse per il mondo dantesco, che lo porterà a illustrare la Commedia in un'edizione diventata ben presto la più celebrata e diffusa dall'Ottocento in poi, si concretò in un intenso studio degli episodi più suggestivi delle tre cantiche, del quale sono testimonianza, prima ancora delle conosciutissime tavole illustrative, numerosi disegni originali e tentativi pittorici. Contemporaneamente, infatti, alla pubblicazione dell'Inferno (1861) egli esponeva a Parigi una tela raffigurante un episodio del XXXIII canto dell'Inferno: Dante e Virgilio nel nono cerchio e i dannati di Cocito. Fu questo primo saggio d'interpretazione dantesca, affidato ai settantasei disegni dell'Inferno, a decidere definitivamente della vocazione artistica del Doré come illustratore. Egli possedeva tutte le doti necessarie per venire incontro al desiderio di volgarizzare la Commedia (ma anche altri poemi) attraverso un'interpretazione grafica d'immediata suggestione: seguirono infatti anche le altre due cantiche, tuttavia meno efficaci delle tavole dedicate all'Inferno, dove il gusto compositivo dell'artista aveva trovato, anche per il sapiente uso dei mezzi tecnici della grafica, il suo mondo congeniale. Nel Purgatorio, e assai più nel Paradiso, la luminosa trasparenza delle immagini e il gioco delle limpide visioni dantesche fecero sentire maggiormente il peso della preoccupazione plastica e del verismo dell'artista che, salvo qualche eccezione, resta sul piano divulgativo degli episodi suggeriti.” (cfr. Valerio Mariani in Enciclopedia Dantesca). Cfr. Iccu.