Della Torre - Squitinio della Republica di Venetia squitinato - Genova 1653 (rara prima edizione)
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Della Torre - Squitinio della Republica di Venetia squitinato - Genova 1653 (rara prima edizione)

DELLA TORRE RAFFAELE.  Squitinio della Republica di Venetia, d'autore incognito; squitinato da Rafaelle Della Torre genovese. In Genova, per Benedetto Guasco, 1653.

Cm. 14, pp. (8) 546 (30). Bella vignetta xilografica al frontespizio. Legatura del tempo in piena pergamena rigida con titoli in oro al dorso; tagli spruzzati. Minime tracce d'uso alla legatura, peraltro eseplare genuino e ben conservato. Raffaele Della Torre (o De Turri, 1579-1667), giurista e pensatore politico genovese di primissimo piano, fu autore di opere relative alla politica genovese, veneziana e napoletana, ma soprattutto di un vasto repertorio di riflessioni e dissertazioni dedicate al cambio. Questo interessante saggio di Della Torre è dedicato al celebre Squitinio della repubblica di Venezia, stampato nel 1612 e attribuito nel tempo ad Albizzi, Gualdo, De la Cueva, Scioppio o Pinelli Relativamente agli aspetti contenutistici così riporta lo stesso Piantanida: “Famoso libello satirico contro la repubbl. veneta mediante il quale l'anonimo A. intese dimostrare che la libertà originaria della repubblica vantata dagli scrittori veneziani non sussisteva, ma che invece Venezia è un antico dominio dell'impero romano e che di conseguenza l'imperatore del Sacro Romano Impero conserva sulla repubblica i suoi diritti e le sue pretese. Per la sua brevità, la scelta erudizione, la molta pratica di storia e di giurisprudenza, i fatti e gli spunti di critica esposti con novità, l'opuscolo ebbe enorme diffusione e molte ristampe. Paolo Sarpi ne prese lo spunto per la storia del Concilio di Trento e, ritenendo che lo Squitinio partisse dalla corte di Roma e non potendo rispondere direttamente, scrisse appunto la sua storia per mortificare quella Corte. Intanto il Senato veneto giudicò la satira come uno scritto contrario alla sicurezza dello stato e lo condannò al sequestro e ne fece bruciare tutte le copie in circolazione”. Rara prima edizione. Cfr. Iccu; Piantanida, 1028; Lozzi, 5970; Cicogna, 897; Brunet, V, 502; Graesse, VI, 475.

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